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L’Associazione Cremonese per la Cura del Dolore per la città di Cremona, costituisce il punto di arrivo di un progetto, anzi, di un sogno, iniziato molti anni fa, e credo sia giusto ricordarne i passi, perché molti sono stati coloro che lo hanno reso possibile, e, purtroppo, alcuni non sono più qui tra noi, a vederlo realizzato. La nostra storia comincia prima della creazione dell’ACCD, nei primissimi anni ’80, quando, nell’Ospedale di Cremona, fu attivata, prima in Italia a portare questo nome, una Sezione di Terapia del Dolore e Cure Palliative.

Questa fu creata grazie alla lungimiranza di alcuni amministratori: del Presidente dell’USL, senatore Carnesella, del Direttore Amministrativo, in seguito Direttore Generale Felice Majori e del Direttore Sanitario Claudio Mancini.

Allora, la scommessa da vincere era curare il malato a casa. Il Dott. Toscani costituì un’équipe domiciliare intorno ad un gruppo di volontari della Croce Rossa, e cercò le risorse per poter “assumere” del personale sanitario che intervenisse a casa dei malati. Entrò in contatto con la Fondazione Floriani, che, in accordo con la Lega Tumori di Milano, stava allora iniziando a finanziare un progetto di assistenza domiciliare a Milano e ne ottenne l’aiuto anche per Cremona. L’Ing. Floriani però pose una condizione: “noi vi aiutiamo a partire, ma dovete cercare di rendervi autosufficienti”.

Da questo patto nacque l’ACCD. Nel 1986 un piccolo gruppo di fondatori le diede vita, senza risorse né capitali. Tra i primi atti della neonata Associazione, fu la creazione di un gruppo specializzato di volontari per le Cure Palliative che sono il nostro patrimonio più prezioso. Ci vollero alcuni anni perché l’ACCD riuscisse a sostituirsi in pieno alla Fondazione Floriani, e questo avveniva nella misura in cui le sue risorse lo permettevano. Queste provenivano, come ancora oggi, dalla Buona Usanza, da piccoli e grandi segni di riconoscenza di tanti cittadini di Cremona che, spesso anonimamente, testimoniavano il loro apprezzamento e la loro riconoscenza per l’opera dell’équipe di Cure Palliative. L’Hospice restava un sogno lontano, perché non previsto dalle normative allora vigenti, e perché troppo costoso per le nostre tasche. Tuttavia, ricevemmo alcuni importanti lasciti ed abbiamo così potuto disporre di una somma ingente, di quasi 2 miliardi e mezzo di lire, che abbiamo impiegato per costruire l’Hospice, tra i primi in Lombardia e in Italia, come reparto di un ospedale pubblico.

 

Questo Hospice costituisce il completamento di una rete di cure che deve adattarsi alle esigenze di ogni malato terminale. Un insieme di cure che siano presenti e continue in ogni luogo dove egli risieda a casa, in ospedale, e, quando la casa non c’è o non è opportuno usarla, appunto, in Hospice.

Le Cure Palliative sono una medicina speciale: non curano le malattie, ma cercano di dare serenità e benessere a chi sta affrontando l’ultima parte della vita. Tra le sue “medicine” non ci sono solo i farmaci, ma anche l’umana sollecitudine, il rispetto delle scelte, il sostegno alla famiglia e, perché no, anche un po’ di comodità e di comfort. Per questo abbiamo cercato di rendere questo Hospice bello e accogliente.

Ma non è a noi dell’ACCD che bisogna dire grazie: noi siamo solo stati degli strumenti per realizzare la volontà di coloro che veramente hanno voluto questo reparto e questo servizio: i cittadini di Cremona e dei cento comuni, piccoli e grandi di questa terra di gente schiva, concreta e generosa. Oggi le Cure Palliative, dopo oltre 20 anni sono diventate finalmente compito della Sanità Pubblica, perciò bisogna progredire , attuare e perfezionare le cure delle quali questi malati hanno necessità e diritto.

Nel 2002 l’ACCD firma una convenzione con l’Azienda Ospedaliera di Cremona con il benestare della Regione per la gestione della Struttura che dall’8 novembre dello stesso anno inizia a funzionare con la collaborazione di 4 medici, 9 I.P., 9 OSS, uno psicologo, un direttore amministrativo ed altre figure professionali interpellate al bisogno.

Ma il compito dell’ACCD non è terminato. L’associazionismo ed il volontariato, il “NO PROFIT”, ricopre un ruolo centrale nella crescita morale e civile del nostro Paese. L’ACCD sarà sempre qui: ad organizzare il volontariato, a sviluppare cultura, ad investire nella ricerca scientifica, ad aiutare coloro che curano i malati terminali, a promuovere nuove soluzioni ed a fornire consiglio ed esperienza. E, soprattutto, a vigilare, a nome della collettività che ha voluto queste opere, che questo avvenga nel migliore dei modi possibili.

      

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